“Dopo il glaucoma mi chiamavano Polifemo”. Cosa ha da dire Renato a oltre 1 milione di italiani
“A 35 anni ho perso il primo occhio senza preavviso. Vent’anni dopo dal secondo vedo come attraverso uno spioncino. Ho pianto molto, ma ho anche imparato a parlare: a chi ha perso la vista e a chi può ancora salvarla”. A parlare è Renato, paziente affetto da glaucoma. La sua storia è stata raccolta da IAPB Italia ETS per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione di una malattia diffusa, ma spesso sottovalutata. Renato aveva 35 anni ed era nel suo picco lavorativo quando gli è stato diagnosticato un glaucoma in fase avanzata. Lavorava come idraulico a Roma: “Facevamo cose grandi, banche e aziende. Io amavo lavorare e ho lavorato finché sono riuscito a scorgere la punta del mio naso dall’unico occhio che il glaucoma mi ha lasciato non del tutto cieco. Ora, a poco più di 60 anni, vivo con 570 euro della pensione di invalidità e mi trema la terra sotto i piedi dalla voglia di fare cose che non posso più fare”.
Renato non si è comunque mai arreso. “Tante lacrime, tanti momenti bui, ma anche tanto aiuto dal percorso psicologico e dalla riabilitazione visiva mi hanno aiutato a resistere e risollevarmi. Ora sono pronto a raccontare la mia storia”.
Il momento della diagnosi
“All’occhio ho sentito una strana sensazione per qualche giorno e nulla più. Poi, si è appannato – ha spiegato Renato. Sono andato in Pronto Soccorso e mi hanno ricoverato immediatamente. Hanno tentato di tutto. Sono riusciti a salvare la struttura dell’organo, ma il nervo ottico e la vista dell’occhio destro erano persi per sempre. Questo è il glaucoma”.
Il glaucoma non dà preavviso
“Quanto successo a Renato è quello che succede, con diversa intensità e velocità, a un milione di italiani: al mezzo milione che sa di avere il glaucoma e al mezzo milione che non lo sa – ha spiegato Mario Barbuto, presidente della Fondazione Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità – IAPB Italia ETS e dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Il glaucoma è perfido perché non dà sintomi sino a che non è troppo tardi. È una degenerazione del nervo ottico – molto spesso, sebbene non sempre, connessa alla pressione intraoculare.

Avanza in modo subdolo
“L’effetto è quello di ridurre il campo visivo una porzione infinitesimale al giorno, in modo tale che il cervello riesce a compensare e che le persone non si rendano conto di nulla finché non c’è più nulla da fare. Unica prevenzione possibile è farsi visitare dall’oculista. Per questo IAPB Italia promuove la settimana mondiale del glaucoma e grazie alla collaborazione delle strutture territoriali dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti offre controlli oculistici gratuiti – info e materiali divulgativi su www.settimanaglaucoma.it”, conclude.
“Da quando ho iniziato le terapie mediche – spiega Renato – quindi dal 95 al 2025, non ho più avuto la pressione oculare fuori controllo. Dopo l’intervento, ho ripreso a lavorare come prima. Guidavo con la patente speciale ed ero sempre pronto. In azienda mi chiamavano scherzosamente Polifemo”.
La ricaduta
Nel 2008, la terapia farmacologica non sortisce più effetto e Renato si deve sottoporre ad un intervento chirurgico che ha successo nel contenere la pressione ma non può arginare la perdita progressiva della vista anche dall’occhio sinistro. L’uomo continua a lavorare dando istruzioni a voce ai colleghi più giovani ma, con il tempo, è sempre più stanco. Il suo campo visivo è 3,5 su 100, rendendolo cieco parziale grave.
La presa in carico
Renato successivamente si è rivolto al Polo Nazionale Ipovisione e Riabilitazione Visiva della IAPB Italia che ha sede all’interno della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e ha iniziato un doppio percorso: di supporto psicologico e di allenamento del residuo visivo, affiancando sedute ed esercizi con integratori alimentari che favoriscono i processi di neuro-protezione.
“Ho pianto per anni, ho avuto tanti momenti bui, ma ho ricevuto anche tanti sostegni, emotivi e non solo, e i risultati si vedono. Oggi sto bene, quando mi viene la tristezza dura ore e non giorni e, se muovo l’occhio, riesco a vedere di nuovo la punta del naso e l’asfalto mentre cammino, con grande beneficio per la mia cervicale perché, prima, per orientarmi dovevo muovere sempre tutta la testa”.
Oggi Renato ha una vita attiva e si prende cura della sua compagna cardiopatica. “Forse un giorno diventerò cieco del tutto, ma io spero di resistere più a lungo possibile e cercherò di trarre il meglio di quello che la giornata può offrirmi, nonostante tutto”.
Per quanto riguarda la prevenzione: “Io non avevo tutte le informazioni che ci sono oggi e se parlo è per contribuire a far sì che quello che è successo a me sia risparmiato a tante altre persone che fanno una vita normale alle quali un giorno il glaucoma può far cadere il mondo in testa”, ha concluso.









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