Telemedicina, come cambia la sanità
Una persona con diabete potrà evitare crisi ipoglicemiche, una con Parkinson potrà regolare i farmaci in base ai tremori registrati. Chi ha subito un’ablazione cardiaca potrà essere monitorato 24 ore su 24. Il tutto anche senza mai uscire di casa. Sono i progressi realizzabili grazie alla telemedicina, un processo già in corso e che potrebbe presto diventare realtà quotidiana per tutti i cittadini. Il tema è stato approfondito durante l’ultimo Convegno Nazionale della Società Italiana di Telemedicina.
A che punto siamo in Italia con la telemedicina
A febbraio 2025 è stata presentata una “Piattaforma nazionale di Telemedicina”, attuata dall’Agenas per conto del Ministero della Salute nell’ambito della Missione 6 Salute del PNRR. Si tratta di una piattaforma digitale unica, criptata e accessibile.
“Se il processo proseguirà con lo sforzo concertato di istituzioni, comunità scientifica e cittadinanza, nei prossimi 2-3 anni l’Italia potrà dotarsi di un’infrastruttura capace di connettere in tempo reale pazienti, medici e strutture sanitarie – sottolinea il Prof. Antonio Vittorino Gaddi, Presidente SIT.
”Un cambiamento epocale – prosegue – che potrebbe alleggerire il sistema sanitario, migliorare le diagnosi e semplificare la vita a milioni di cittadini. Non si tratta di tecnologia futuristica, ma di strumenti già disponibili che stanno diventando finalmente parte di una strategia nazionale. Con la piattaforma si potrà fare prevenzione vera, anche da casa, monitorare le malattie croniche, attivare teleconsulti con più medici e persino seguire terapie psicologiche in digitale”.
Chi beneficerà per primo
I vantaggi saranno immediati per pazienti anziani, cronici o con fragilità. Già oggi, progetti pilota permettono a migliaia di cittadini con scompenso cardiaco, diabete, Parkinson, fibrillazione atriale o portatori di pacemaker di essere seguiti a distanza, riducendo i ricoveri e aumentando la sicurezza. Anche chi soffre di disturbi psicologici potrà proseguire la terapia online, senza spostamenti e con maggiore continuità.
“I benefici reali che interesseranno sia i pazienti che gli operatori sanitari consisteranno anzitutto nel telemonitoraggio, ossia l’accesso a informazioni sanitarie in tempo reale e in forma completa, mentre oggi la raccolta di dati è lunga e spesso si limita a quelli più recenti – evidenzia il Prof. Gaddi – Si potrà poi fruire del teleconsulto: il paziente non dovrà più recarsi presso più medici, ma potrà ricevere una consulenza da diversi specialisti collegati tra loro da remoto: ciò comporterà un risparmio di tempo e una riduzione delle liste d’attesa.
Vi saranno poi i vantaggi per i pazienti affetti da malattie croniche, che in parte sono già realtà: i pazienti con malattie cardiovascolari possono essere monitorati da remoto, con la capacità di predire anche con largo anticipo eventuali riacutizzazioni delle patologie come lo scompenso cardiaco o la fibrillazione atriale; analogamente, nei pazienti diabetici si possono prevenire le crisi ipoglicemiche; parimenti, si possono monitorare da remoto i tremori del Parkinson e altri parametri oggettivi per un consiglio terapeutico in tempo reale.
Vi è poi il caso dei “Grown-Up Congenital Heart” (GUCH), i pazienti nati con una cardiopatia congenita che raggiungono l’età adulta, i quali hanno bisogno di un monitoraggio e di aggiustamenti di terapia costanti. Altri progetti riguarderanno i trattamenti psicoterapeutici e le emergenze per prevenire malori”, conclude.






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