Scompenso cardiaco e cronicità: la sfida sanitaria che pesa sul 70% della spesa in Lombardia
Oltre un milione di italiani vive con scompenso cardiaco, di cui più del 30% è diabetico, oltre il 33% ha una malattia renale cronica (MRC), il 22,7% è obeso e il 43% in sovrappeso. I dati mettono in luce l’interdipendenza tra le disfunzioni metaboliche, renali e cardiovascolari.
Nonostante i progressi negli ultimi anni, le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte in Italia, superando le neoplasie. Si tratta di una sfida crescente per il Servizio Sanitario Nazionale. Sempre più spesso, i pazienti presentano patologie croniche interconnesse – diabete, scompenso cardiaco, MRC – che richiedono una gestione integrata e multidisciplinare. Il diabete è una malattia sistemica che, quando associata a disfunzione renale e cardiaca, aggrava la prognosi clinica e l’impatto economico.
Se ne è parlato a Milano durante un tavolo tecnico-istituzionale promosso da DiCo Sanità, dal titolo: “La gestione multidisciplinare del paziente cardio-nefro-metabolico: un link tra ospedale e territorio”.

Scompenso cardiaco e altre malattie cardiovascolari: il peso economico
L’impatto economico è altrettanto significativo: come ha evidenziato Mario Giovanni Melazzini, Direttore Generale Welfare – Regione Lombardia, le cronicità interessano circa il 30% della popolazione, ma assorbono oltre il 70% della spesa sanitaria. La gestione di un paziente con scompenso cardiaco supera i 12.000 euro l’anno – con oltre il 90% della spesa attribuibile ai ricoveri ospedalieri – mentre per un paziente in dialisi con MRC si può arrivare fino a 50.000 euro annui.
Pur disponendo oggi di terapie efficaci per rallentare l’evoluzione di queste patologie, secondo gli esperti è necessario semplificare i percorsi di cura, alleggerendo i piani terapeutici, per realizzare una riforma strutturale dei modelli assistenziali. Serve una rete realmente integrata, che favorisca screening precoci, aderenza terapeutica e continuità assistenziale, superando la logica a silos tra ospedale e territorio.
Nel corso del dibattito è emersa una visione condivisa che punta a trasformare la Lombardia in un laboratorio nazionale per l’innovazione sanitaria, sperimentando percorsi integrati che mettano al centro il paziente e la sostenibilità del sistema.
“In Lombardia abbiamo previsto una piattaforma regionale integrata, accessibile a tutti gli attori del sistema – dai medici di medicina generale agli specialisti ospedalieri – con percorsi co-progettati e tariffe definite per le prestazioni digitali”, ha spiegato Patrizia Rocca, U.O. Sistemi informativi e Sanità Digitale – Regione Lombardia. “Non si tratta più di aggiungere tecnologia a vecchi modelli, ma di riscrivere i percorsi di cura a partire dai bisogni complessi del paziente, valorizzando il ruolo di tutti i professionisti con la coordinazione delle COT”.
Emanuele Monti, Presidente della IX Commissione regionale Sostenibilità sociale, casa e famiglia, ha affermato: “Dobbiamo puntare su modelli che integrino innovazione terapeutica e strumenti digitali, sostenendo il lavoro dei medici sul territorio. Mi impegno affinché le proposte emerse oggi possano tradursi in atti legislativi concreti, in raccordo con la Giunta e la Direzione Welfare”.
“Uno degli ostacoli principali che i cittadini incontrano è la mancanza di informazione e comunicazione”, ha ricordato Daniele Bonsembiante, Vicesegretario regionale di Cittadinanzattiva Lombardia. “Le Case della Comunità devono diventare il primo punto di riferimento per cittadini e medici di medicina generale, rafforzando il rapporto di fiducia e l’accessibilità. Al tempo stesso, è fondamentale superare le criticità nella distribuzione dei farmaci ospedalieri. Solo una rete solida tra professionisti, istituzioni e cittadini e una comunicazione chiara permetteranno una presa in carico efficace”.




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