Salute, il sistema non recupera i livelli pre-pandemia: presentato il 3° Rapporto RiES
Il sistema salute italiano non è tornato ai livelli pre-pandemia e mostra segni di trasformazione irreversibile. È quanto emerge dal 3° Rapporto sulla “Vicinanza alla Salute” realizzato dalla Fondazione RiES ETS e presentato oggi alla Sala Zuccari del Senato su iniziativa della senatrice Ylenia Zambito. L’indagine analizza 72 indicatori suddivisi in 22 dimensioni e fotografa un quadro di crescente difficoltà: l’Indice di Vicinanza alla Salute è sceso nel 2024 al minimo storico di 84 punti, con una perdita di 16 punti rispetto al 2010.
Fragilità economica e sostenibilità in peggioramento
Tra i dati più critici, emergono quelli relativi all’isolamento sociale (82 punti) e alla coesione sociale (88 punti), che restano stabili ma su livelli inferiori rispetto al passato. Ancora più preoccupante la dimensione della fragilità economica, che dal 2019 non riesce a superare quota 79, e la sostenibilità, che segna il suo valore più basso (83 punti).
Zambito: impatto della pandemia strutturale
“A oltre tre anni dalla cessazione dello stato di emergenza da Covid-19 nel nostro Paese, i dati
elaborati dall’Osservatorio sulla ‘Vicinanza della salute’ evidenziano – ha affermato la senatrice Ylenia Zambito – una mancata ripresa dei valori prepandemici su molteplici dimensioni di indagine, con una tendenza a stabilizzarsi su livelli inferiori, suggerendo di trovarci di fronte ad un sistema che ha subìto un impatto significativo ed ha modificato i suoi connotati in maniera stabile”.
Carusi: abbandonare modelli obsoleti
Duilio Carusi, Coordinatore scientifico dell’Osservatorio Salute Benessere e Resilienza della
Fondazione RiES e Adjunct Professor Luiss Business School, ha sottolineato “Non c’è più tempo ne’ risorse per accanirsi a cercare di fare cose vecchie in modo nuovo, dobbiamo ripensare il sistema con modelli integrati e sinergie concrete tra tutti gli attori della salute. La ‘Vicinanza della salute’ rappresenta uno strumento per identificare le priorità di intervento e favorire il dialogo tra componenti diverse del sistema salute e può costituire un nuovo paradigma utile nella strutturazione delle politiche, del pensiero e dell’azione affinché nessuno venga
lasciato indietro”, ha concluso.










