Binge eating, quando il cibo diventa una dipendenza nascosta
Ogni giorno, milioni di persone combattono contro un impulso incontrollabile: mangiare senza freni, spesso in solitudine, fino a sentirsi male. Il binge eating disorder (BED) è il disturbo alimentare più diffuso, ma spesso rimane invisibile. Non lascia segni evidenti sul corpo come l’anoressia e non porta al vomito come la bulimia, ma le conseguenze sulla salute fisica e mentale sono altrettanto gravi. In molti casi, chi ne soffre non chiede aiuto per vergogna o senso di colpa. Il dottor Andrea Catena, psicologo e psicoterapeuta di Humanitas PsicoCare, sul portale del centro di ricerca, ha spiegato quali sono i sintomi, le cause e le terapie più efficaci.
Quanto è diffuso il binge eating disorder (BED)
Il binge eating disorder (BED) è il disturbo alimentare più diffuso a livello globale. Si manifesta con episodi di abbuffate incontrollate e ripetute. Durante questi episodi, la persona assume grandi quantità di cibo in breve tempo, anche senza avvertire la fame. Il fenomeno si accompagna a disagio emotivo, senso di colpa e vergogna.
Il BED interessa uomini e donne in proporzioni diverse rispetto ad altri disturbi alimentari. Nella bulimia e nell’anoressia nervosa il rapporto tra femmine e maschi è di 9 a 1, mentre nel BED il rapporto è di 6 a 4. Il disturbo può insorgere in adolescenza o nella prima età adulta, ma si manifesta anche in età più avanzata.
Binge eating disorder: criteri diagnostici
La diagnosi del BED segue le linee guida del DSM-5 ed è caratterizzata da episodi ricorrenti di abbuffata. L’assunzione di cibo superiore a quella normalmente consumata nello stesso lasso di tempo e nelle stesse circostanze è accompagnata dalla perdita di controllo.
Gli episodi di abbuffata sono associati ad almeno tre di questi comportamenti:
- mangiare rapidamente;
- continuare a mangiare fino a provare malessere fisico;
- assumere cibo senza percepire la fame;
- mangiare in solitudine per l’imbarazzo;
- provare disgusto, depressione o senso di colpa dopo l’episodio;
- disagio significativo riguardo alle abbuffate;
- frequenza di almeno un episodio a settimana per tre mesi;
- assenza di comportamenti compensatori come vomito o esercizio fisico eccessivo.
Il BED viene classificato in quattro livelli di gravità: lieve (da 1 a 3 episodi settimanali), moderato (da 4 a 7 episodi settimanali), grave: (da 8 a 13 episodi settimanali) ed estremo: (14 o più episodi settimanali).
Le cause del binge eating

Le cause del BED sono multifattoriali. Non esiste un’unica origine del disturbo. Può incidere la predisposizione genetica e neurobiologica, ma spesso le cause sono da ricercare nel contesto familiare e sociale, in eventi traumatici o esperienze infantili difficili.
I pazienti con BED mostrano livelli elevati di impulsività rispetto alla popolazione generale, spiega lo specialista. Il discontrollo alimentare è spesso una risposta a emozioni difficili come ansia, tristezza o frustrazione che non riescono a essere gestite diversamente.
Sintomi e segnali del binge eating
Il BED si manifesta con comportamenti ricorrenti. Tra i sintomi più comuni:
- assunzione di grandi quantità di cibo in poco tempo;
- abbuffate in solitudine per evitare il giudizio altrui;
- alimentazione veloce e disorganizzata;
- consumo di cibo fino a sentirsi male;
- mancanza di controllo sugli episodi di abbuffata;
- sensazione di disgusto verso se stessi dopo aver mangiato.
Come curare il binge eating disorder
Tutti i disturbi alimentari sono accomunati da una grande sofferenza psicofisica e da un rapporto conflittuale e faticoso con il cibo. Il trattamento richiede un approccio multidisciplinare. In particolare, nel BED, le linee guida scientifiche indicano l’importanza di un intervento integrato che coinvolga medico, psicoterapeuta e nutrizionista.
L’American Psychiatric Association (APA) riconosce la terapia dialettico-comportamentale (DBT) come uno dei metodi più efficaci. La DBT aiuta il paziente a identificare e gestire le proprie emozioni in modo funzionale, senza ricorrere al cibo. “Questo metodo fornisce pratici strumenti che consentono alla persona di imparare a riconoscere le proprie emozioni, comunicarle e infine trovare alternative più salutari per gestirle, senza necessariamente soffocarle nel cibo”, spiega lo specialista.


it freepik



