Vaccini e pazienti oncologici: l’appello dell’Istituto Oncologico Veneto
Garantire ai pazienti fragili un accesso semplice e organizzato alle vaccinazioni resta una priorità ancora da realizzare pienamente. In Veneto, infatti, manca un percorso vaccinale dedicato che risponda ai bisogni di chi convive con patologie complesse, come i pazienti oncologici.
Per colmare questa lacuna, l’Istituto Oncologico Veneto (IOV), insieme ai Dipartimenti di Prevenzione delle ULSS 2 Marca Trevigiana e ULSS 6 Euganea, ha lanciato un appello alle istituzioni: costruire modelli innovativi di presa in carico che favoriscano la prevenzione delle malattie trasmissibili e assicurino una maggiore copertura vaccinale.
Un tema affrontato nel convegno “Il Valore della Prevenzione Vaccinale. Modelli innovativi per raggiungere la popolazione ad alto rischio”, organizzato da Motore Sanità.
I numeri della fragilità in Veneto
«La vaccinazione dei fragili è oggi un tema cruciale per i numeri coinvolti, l’impatto preventivo e la complessità organizzativa» – ha spiegato Luca Gino Sbrogiò, Direttore del Dipartimento di Prevenzione ULSS 6 Euganea. Nella sola provincia di Padova, la più popolosa del Veneto con quasi 1 milione di abitanti, si stimano circa 300.000 pazienti con almeno un’esenzione da ticket. Tra i più numerosi: diabetici, ipertesi, oncologici e reumatici. Una platea vasta e fragile, che richiede percorsi condivisi tra ospedale e territorio, con il coinvolgimento di specialisti, medici di medicina generale, igienisti e personale sanitario formato.
Il valore sociale della vaccinazione
Al convegno è intervenuto anche Lorenzo Signori, componente regionale di Cittadinanzattiva Veneto: “La prevenzione è un pilastro delle nostre attività, perché la salute individuale non può prescindere dalla responsabilità sociale. La vaccinazione protegge non solo il singolo, ma l’intera comunità. È un impegno che rafforza il senso civico e contribuisce a creare la cosiddetta immunità di gregge”.
Vaccini, il punto di vista dei pazienti ematologici
Sul fronte delle malattie del sangue, Chiara Messina, Responsabile del Comitato Scientifico AIL Padova, ha ricordato come la pandemia abbia colpito duramente i pazienti ematologici:
Uno studio della Società Italiana di Ematologia ha mostrato che tra febbraio e maggio 2020 il tasso di mortalità dei pazienti con tumore del sangue positivi al coronavirus è stato 2,4 volte superiore a quello della popolazione generale.
Per questo AIL ha realizzato, con il supporto di esperti, un opuscolo dedicato al percorso vaccinale dei pazienti ematologici”. Il messaggio emerso dal convegno è chiaro: servono modelli organizzativi multidisciplinari e una collaborazione stretta tra istituzioni, ospedali, medici di famiglia e associazioni dei pazienti per garantire che le persone fragili non restino escluse dalla prevenzione vaccinale.
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