Meningite: cause, sintomi, diagnosi, cure e prevenzione secondo l’ISS
La meningite è un’infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono encefalo e midollo spinale, e del liquido cerebrospinale che si trova tra di esse. Senza una diagnosi e un trattamento tempestivi può portare a conseguenze gravi. Secondo i dati riportati dall’Istituto Superiore di Sanità, la mortalità complessiva di tutte le forme di meningite si aggira intorno al 10%.
Meningite virale: caratteristiche e decorso
La meningite virale, detta anche meningite asettica, è la forma più comune. È causata da diversi virus, in particolare gli enterovirus, gli stessi che possono provocare infezioni gastrointestinali. Solitamente non comporta conseguenze gravi e tende a risolversi in circa dieci giorni.
Meningite batterica: perché è la forma più pericolosa
La meningite batterica è meno frequente ma molto più grave. Può portare a complicazioni letali se non trattata in tempo. Tra gli agenti responsabili ci sono diversi batteri, ma il più noto è Neisseria meningitidis, conosciuto come meningococco. Identificato nel 1887, è stato associato a epidemie già dal 1805 a Ginevra.
L’infezione può avere origine in altre parti del corpo. I batteri raggiungono le meningi attraverso il sangue o in seguito a otiti, sinusiti o fratture craniche. La malattia si manifesta spesso in modo improvviso, con febbre alta, mal di testa acuto e vomito. L’infiammazione determina un accumulo di cellule nel liquido cerebrospinale, causando un aumento della pressione intracranica.
Sintomi iniziali della meningite
I primi sintomi possono essere confusi con quelli dell’influenza. In molti casi peggiorano nell’arco di pochi giorni, ma talvolta l’evoluzione è rapida e può condurre a danni cerebrali o al decesso. I segni più frequenti sono: rigidità del collo, febbre alta, mal di testa intenso, nausea o vomito associati al mal di testa, confusione mentale, sonnolenza marcata, convulsioni, sensibilità alla luce e perdita di appetito.
Come viene diagnosticata la meningite
La diagnosi si effettua attraverso l’analisi del liquido cerebrospinale e la coltura batterica. La rapidità della cura può essere decisiva per la sopravvivenza del paziente.
Cause principali: batteri, virus e funghi
La meningite può avere origine da batteri, virus o funghi. Gli agenti batterici restano i più pericolosi. L’unico metodo per identificare il microrganismo responsabile è isolare il ceppo dal liquido cerebrospinale. Tra i batteri più comuni vi sono:
- Neisseria meningitidis (meningococco)
- Streptococcus pneumoniae (pneumococco)
- Haemophilus influenzae (haemophilus)
Neisseria meningitidis (meningococco)
Il meningococco può vivere nelle prime vie respiratorie senza causare sintomi. Dal 2 al 30% delle persone può essere portatore sano. La malattia compare di solito in chi è stato infettato di recente. Sono noti 13 sierogruppi, ma solo 5 (A, B, C, W135 e Y) provocano meningite o altre forme gravi. I sierogruppi B e C sono i più diffusi in Europa.
La trasmissione avviene per via respiratoria. I pazienti sono contagiosi per circa 24 ore dall’inizio della terapia. Il periodo di incubazione varia da 1 a 10 giorni. Nel 10-20% dei casi la malattia può essere fulminante e portare al decesso in poche ore, anche con un trattamento adeguato. La capacità di diffondersi nelle comunità rende il meningococco un rischio significativo per scuole e caserme.
Streptococcus pneumoniae (pneumococco)
Il pneumococco è un altro agente comune della meningite. Può raggiungere il cervello attraverso il sangue a partire da infezioni polmonari o dell’orecchio. È frequentemente associato a polmonite o a infezioni dell’apparato acustico.
Haemophilus influenzae (haemophilus)
Negli anni ’90 l’agente Haemophilus influenzae type b (Hib) era tra le principali cause di meningite. Con l’introduzione del vaccino, i casi sono diminuiti drasticamente. L’infezione si sviluppa in genere a partire dalle vie respiratorie e può derivare da sinusiti o otiti.
Fattori di rischio
Alcune condizioni aumentano la probabilità di sviluppare meningite:
- età: bambini sotto i 5 anni, giovani tra 18 e 24 anni, persone anziane;
- vita in comunità: studenti in dormitori, militari in caserma e chi vive in ambienti condivisi ha un rischio più alto di contagio da meningococco;
- gravidanza: le donne in gravidanza sono più esposte a infezioni come la listeriosi, che può evolvere in meningite.
Complicanze della meningite
Se non trattata, la meningite può causare danni permanenti. Le complicanze neurologiche includono:
- perdita dell’udito
- perdita della vista
- difficoltà di comunicazione
- problemi di apprendimento
- disturbi comportamentali
- danni cerebrali
- paralisi
Tra le complicazioni non neurologiche ci possono essere danni ai reni e alle ghiandole surrenali, con conseguenti squilibri ormonali.
Prevenzione
Alcuni ceppi di meningite sono contagiosi. Il contagio può avvenire con tosse, starnuti, contatti diretti o condivisione di oggetti personali come posate e spazzolini. Per ridurre i rischi è fondamentale l’identificazione immediata dei contatti di un malato e l’avvio di profilassi antibiotiche preventive.
La vaccinazione contro le infezioni da meningococco resta una delle principali strategie di prevenzione. I vaccini disponibili sono sicuri ed efficaci contro i sierogruppi più comuni.










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