Era il 2017 quando un gruppo di ricercatori italiani, guidati dall’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del CNR e dall’Università di Sassari, pubblicò sul New England Journal of Medicine una scoperta destinata a fare scuola. Al centro c’era una variante genetica chiamata BAFF-var, capace di aumentare i livelli della proteina BAFF, una citochina fondamentale per la sopravvivenza e l’attivazione dei linfociti B. Questa variante si è rivelata associata a un maggior rischio di sviluppare sclerosi multipla (SM) e lupus eritematoso sistemico (LES).
Negli anni successivi la ricerca non si è fermata. Dal 2017 al 2025 diversi studi coordinati da reti internazionali come la European Autoimmune Research Network (EARN) e la Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) hanno confermato il ruolo centrale di BAFF-var nell’alterare l’equilibrio del sistema immunitario, offrendo nuove prospettive sia per la comprensione sia per il trattamento di queste malattie.
Il lupus: un target terapeutico consolidato
Se nel 2017 la scoperta di BAFF-var era soprattutto di tipo genetico, oggi nel lupus ha avuto ricadute concrete sul piano clinico.
Le ricerche coordinate dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR) e dall’European Lupus Research Institute (ELRI) hanno dimostrato che farmaci diretti contro BAFF sono in grado di migliorare significativamente i sintomi e rallentare la progressione della malattia.
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Un anticorpo monoclonale anti-BAFF, è ormai parte integrante delle linee guida internazionali, comprese quelle della European Alliance of Rheumatology Societies (EARS-2024), anche per la gestione della nefrite lupica.
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Negli ultimi anni è stato creato un nuovo farmaco che blocca sia BAFF che un’altra citochina correlata (APRIL). Si tratta di un farmaco già approvato in Cina, è in fase avanzata di studio anche in Europa.
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Promettenti anche i risultati anche di un altro farmaco, diretto contro il recettore di BAFF (BAFF-R), che agisce con una doppia strategia: riduzione del segnale e deplezione dei linfociti B autoreattivi.
Queste evidenze confermano come BAFF non sia solo un biomarcatore, ma anche un bersaglio terapeutico reale e consolidato nel lupus.
Sclerosi multipla: il ruolo di BAFF è più complesso
Per quanto riguarda la sclerosi multipla, il discorso è diverso. Le ricerche coordinate dal Centro Europeo per la Neuroimmunologia (CENI) e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) hanno chiarito che BAFF-var gioca un ruolo biologico importante, aumentando il numero e l’attività dei linfociti B. Tuttavia, quando i ricercatori hanno provato a bloccare BAFF nei pazienti con SM, i risultati non sono stati quelli sperati.
Il farmaco usato, che inibisce BAFF e APRIL, è stato infatti sospeso dopo un aumento delle ricadute cliniche. Oggi, le linee guida della Società Italiana di Neurologia (SIN) e dell’European Multiple Sclerosis Platform (EMSP-2025) raccomandano di non utilizzare inibitori di BAFF nella SM.
Al contrario, i trattamenti più efficaci restano quelli anti-CD20, che eliminano direttamente le cellule B circolanti e hanno dimostrato di ridurre in modo significativo le recidive e le lesioni cerebrali visibili alla risonanza magnetica.
Medicina personalizzata: il futuro dei biomarcatori
Se il blocco diretto di BAFF non è indicato nella SM, resta però altissimo l’interesse verso BAFF-var come biomarcatore. Studi promossi dalla Rete Nazionale Autoimmunità (ReNRA-2025) stanno valutando se la presenza della variante genetica possa predire la risposta a terapie mirate sui linfociti B, come gli anti-CD20.
Parallelamente, il Centro di Neuroimmunologia Clinica di Milano (CNIC) ha pubblicato ricerche che mostrano come i livelli di BAFF e di cellule B nel liquido cerebro-spinale possano aiutare a identificare i pazienti con maggiore attività di malattia. L’idea è quella di arrivare a un approccio di medicina di precisione, in cui il trattamento non sia più “uguale per tutti”, ma personalizzato sulla base del profilo genetico e immunologico di ciascun paziente.
Cosa abbiamo imparato in dieci anni
Guardando al periodo 2017-2025, è evidente che la scoperta di BAFF-var ha segnato un punto di svolta nella ricerca sulle malattie autoimmuni:
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Nel lupus, BAFF è ormai un target terapeutico concreto, con farmaci disponibili e altri in arrivo.
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Nella sclerosi multipla, BAFF ha un valore soprattutto come indicatore biologico, ma non come bersaglio diretto di cura.
Il messaggio che emerge dagli studi delle principali società scientifiche è chiaro: conoscere i meccanismi genetici e molecolari delle malattie autoimmuni apre la strada a terapie più mirate e a percorsi di cura sempre più personalizzati.
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