Se “la mafia uccide solo d’estate” (titolo di un celebre film del 2013) la camorra sembra essere a proprio agio anche in primavera. E non importa che il bersaglio sia ormai arrivato in ospedale, il comando è: inseguire e uccidere. Quello che può accadere viene classificato dai sicari sotto la voce “danni collaterali”. Ieri notte lo show di Gomorra (spettacolo fin troppo glorificato dalle fiction) è andato in onda in uno dei più noti ospedali del centro storico, il Pellegrini, dove un giovane era stato trasportato proprio a causa di ferite da arma da fuoco. «Una scena mai vista – racconta uno degli infermieri in servizio – lavoro qui al pronto soccorso da anni e alla violenza sono abituato, con parenti di gente ferita in agguati che sfogano la loro rabbia su di noi e sull’ospedale. Ma quello che è successo stanotte le ha superate tutte». Peppe, questo il nome dell’infermiere, ripercorre quei terribili momenti: «Eravamo tutti intenti a soccorrere il ragazzo ferito, come sempre con l’aiuto di guardie giurate, quando si è scatenato l’inferno. Si è intravisto un uomo che a volto coperto ha cominciato a sparare verso di noi. Un miracolo che nessuno sia stato colpito. Qui ci sarebbe bisogno di una vigilanza della polizia h24 ma mi rendo conto delle cose che succedono in città che i poliziotti non possono essere dappertutto». L’infermiere aggiunge: «Mi fa piacere che subito, già dalle prime ore di stamattina in ospedale è arrivato il vertice dell’Asl a portare solidarietà a chi era presente».
EROI DISARMATI
Proprio il commissario straordinario Ciro Verdoliva ha stigmatizzato con forza quanto accaduto. «Un fatto vergognoso, di una gravità inaudita, al quale bisogna reagire con forza ed estrema determinazione». Verdoliva sottolinea che «fatti simili non sono accettabili in un paese civile e in una città come Napoli, che merita di vivere il proprio riscatto senza essere oscurata dalle schifose ombre della camorra». Appena saputo dell’accaduto il manager Asl è corso in ospedale per portare la propria a tutto il personale che nel presidio sanitario Asl ha dovuto vivere quei momenti di grande paura. «Li ho guardati negli occhi – dice – e li ho ringraziati tutti, perché tutti loro sono degli eroi. I nostri non sono più ospedali, sono teatri di guerra nei quali ci muoviamo senza avere armi. Tutto il personale in servizio è ormai un bersaglio e questo, francamente, è inaccettabile. Il mio grazie va anche alle forze dell’ordine che sono al nostro fianco». Il commissario Straordinario ha rivolto il suo personale ringraziamento a tutti i dipendenti che, nonostante l’accaduto, non hanno mollato un secondo, continuando a lavorare fino allo smonto turno per garantire assistenza ai pazienti. «La nostra – conclude – è una battaglia di civiltà, ma non è una battaglia solo di Napoli o dei Napoletani, è una battaglia che riguarda tutti».
SOLIDARIETA’ DAI MEDICI
Anche il presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli ha voluto esprimere la propria solidarietà ai colleghi in servizio al Vecchio Pellegrini. Del resto Silvestro Scotti è uno che ha sempre denunciato le situazioni di violenza che tengono in ostaggio il sistema sanitario campano, divenendo per questo anche oggetto di dure polemiche. «E’ importante – dice ora – che lo Stato si faccia avanti con risposte forti, Napoli non può essere abbandonata».
I PRECEDENTI
A Napoli, nei tanti presidi di frontiera, cose simili non sono purtroppo delle rarità. In molti al Pellegrini hanno ancora negli occhi le immagini di un raid portato a termine per “sollecitare” il soccorso di un ragazzo nei quartieri spagnoli. Nell’occasione una folla scalmanata aveva letteralmente sequestrato un ambulanza in sosta all’ospedale per dirotta verso il luogo di un incidente. Quella stessa folla aveva trafugato un letto da un reparto per infilarlo alla meglio nel mezzo e usarlo come lettiga di fortuna. Anche in quel caso si moltiplicarono i messaggi di solidarietà e di denuncia da parte di politici nazionali che poi, a quanto pare, non hanno dato seguito a nulla. Napoli è ancora la stessa città, splendida ma dannata. Vittima della prepotenza di pochi che con le armi e con una ferocia inaudita impongono la propria legge allo Stato. Ogni giorno, ad ogni agguato, si alza un po’ l’asticella. E ciò che era un tabù anche per i peggiori delinquenti, pian piano sta diventando possibile. Ne paga ancora le spese la piccola Noemi, costretta ad una lotta strenua tra la vita e la morte, ne pagano le conseguenze i medici e gli infermieri che ieri notte hanno rischiato la vita. Viene da chiedersi quanto ancora bisognerà aspettare perché da Roma dalle parole si passi ai fatti. Chi governa la sanità regionale può mettere a posto i conti e può risalire nella griglia Lea. I manager possono lavorare per raggiungere gli obiettivi, ma se poi pazienti e medici rischiano di essere trucidati sulle scale di un pronto soccorso, beh c’è poco da fare.






Non una competizione, ma un confronto fra strutture che hanno in comune più di quanto si possa credere. «Il Niguarda e il Cardarelli sono due grandi ospedali pubblici con quasi un secolo di storia e di assistenza», commenta Marco Trivelli. «E sono molto simili: entrambi sono sede di tutte le specialità cliniche; entrambi sono ospedali di riferimento metropolitano e regionale per le urgenze e per settori particolari, come il trattamento delle grandi ustioni, la medicina iperbarica e il centro antiveleni; hanno dimensioni simili. Inoltre, sebbene non siano né poli universitari né istituti di ricerca (IRCCS), Niguarda e Cardarelli conducono attività di ricerca clinica e di base in collaborazione con Università e centri di ricerca internazionali e rappresentano un grande polo di attrazione per la formazione post specialistica. Ho riscontrato nei colleghi del Cardarelli una determinazione profonda a migliorare e sono ammirato dei progressi ottenuti: anche questo orientamento ad evolvere per migliorare i livelli di cura accomuna i professionisti delle due strutture. Per l’insieme di queste affinità strutturali e culturali, il confronto organizzativo e clinico si prospetta particolarmente ricco». Gli incontri bilaterali proseguiranno nei prossimi mesi.



E ovviamente il suo commento non è l’unico, sulla decisione del direttore generale si sono espressi i pezzi da novanta della sanità campana.

