Cellulare in bagno: perché restare troppo sulla tazza può costare caro
Portare il cellulare in bagno sembra un gesto innocuo. Si entra per pochi minuti, si apre una chat, si leggono le notizie, si controllano i social o si guarda un video. Poi, senza accorgersene, il tempo passa. Il problema non è lo smartphone in sé, ma l’effetto che produce: trasforma il bagno in un piccolo spazio di intrattenimento e allunga la permanenza seduti sulla tazza.
Negli ultimi anni questa abitudine è diventata comune anche tra persone giovani. Proprio per questo sta attirando una nuova attenzione da parte della ricerca, perché il tempo trascorso sul water non è un dettaglio secondario quando si parla di emorroidi, irritazione e disturbi della zona anale.
Cosa ha osservato la ricerca
Uno studio pubblicato nel 2025 su adulti sottoposti a colonscopia di screening ha osservato che circa due partecipanti su tre usavano lo smartphone sul water. Tra chi portava il telefono in bagno, oltre un terzo restava seduto più di cinque minuti per ogni accesso, una quota molto più alta rispetto a chi non usava il cellulare.
Dopo aver considerato fattori come età, sesso, indice di massa corporea, attività fisica, sforzo evacuativo e consumo di fibre, l’uso dello smartphone in bagno risultava associato a un aumento del rischio di emorroidi. Va però ricordato un punto importante: si tratta di un’associazione, non di una prova definitiva di causa-effetto. In altre parole, il dato non significa che il cellulare “causi” da solo le emorroidi, ma suggerisce che possa favorire comportamenti poco salutari, soprattutto la permanenza prolungata sulla tazza.
Perché stare troppo seduti può creare problemi
Le emorroidi sono strutture vascolari normalmente presenti nella zona anale e rettale. Possono però gonfiarsi e dare sintomi quando aumenta la pressione locale. Restare seduti a lungo sul water, soprattutto con il pavimento pelvico poco sostenuto, può favorire ristagno di sangue, congestione e irritazione.
A questo si aggiungono altri fattori noti: stitichezza, diarrea cronica, dieta povera di fibre, obesità, sedentarietà e sforzo durante l’evacuazione. Il cellulare entra in gioco perché altera la percezione del tempo. Senza telefono, il bagno resta un gesto fisiologico. Con il telefono, diventa un momento di lettura, risposta ai messaggi e scorrimento continuo di contenuti.
Il rischio di “insistere” quando non serve
Il rischio è doppio. Da un lato si rimane seduti più a lungo, aumentando la pressione nella zona anale. Dall’altro si può essere portati a insistere anche quando lo stimolo non è reale o quando l’evacuazione non arriva subito.
Questa attesa forzata può favorire spinte inutili, bruciore, irritazione, sanguinamento e peggioramento di emorroidi già presenti. Le indicazioni cliniche più recenti vanno nella stessa direzione: più fibre, meno sforzo e meno tempo sul water sono tra le prime misure utili nella gestione dei disturbi emorroidari. In presenza di sintomi nuovi, soprattutto sangue nelle feci o sulla carta igienica, è importante una valutazione medica.
Bambini e adolescenti: attenzione alla stitichezza
Il tema riguarda anche bambini e adolescenti, ma con cautela. Non ci sono prove solide che il cellulare sia da solo responsabile di un aumento delle emorroidi pediatriche. Nei più piccoli il problema passa spesso dalla stitichezza: feci dure, dolore, paura di andare in bagno, dieta povera di fibre, poca idratazione o abitudine a trattenere le feci.
Quando un bambino rimanda l’evacuazione, le feci possono diventare più dure e difficili da espellere. Questo può portare a spinte eccessive, ragadi anali, dolore e, in alcuni casi, emorroidi. Tablet e smartphone possono peggiorare il quadro perché distraggono dai segnali del corpo e trasformano il bagno in un luogo di gioco.
Le buone abitudini da recuperare
La prevenzione non richiede allarmismi, ma regole semplici. La prima è lasciare il cellulare fuori dal bagno. La seconda è non usare la tazza come una sedia: se dopo pochi minuti l’evacuazione non arriva, meglio alzarsi e riprovare più tardi.
Nei bambini sono utili routine brevi e positive, preferibilmente dopo i pasti, quando il riflesso gastro-colico può facilitare l’evacuazione. La seduta dovrebbe durare pochi minuti, con piedi appoggiati su uno sgabello, ginocchia più alte delle anche e postura corretta. Anche un timer può aiutare.
Per tutti contano le abitudini intestinali: frutta, verdura, legumi, cereali integrali, acqua a sufficienza e movimento quotidiano. Il messaggio non è demonizzare lo smartphone, ma rimettere il bagno al suo posto: un luogo per una funzione fisiologica, non per consumare contenuti digitali. Cinque minuti possono bastare. Tutto il resto, spesso, è solo scrolling.
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