Se il disagio si trasforma in violenza
A soli 14 anni, Martina è stata uccisa dal suo ex fidanzato. Dal “fidanzatino”, avremmo detto se stessimo scrivendo di una storia d’amore. “L’ho uccisa perché mi aveva lasciato”, è l’assurda risposta data alla domanda più ovvia: “perché?”. Il fatto è che il disagio psicologico tra giovani e adolescenti sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti.
Se non si vuole guardare alla cronaca, basta guardare i dati della Criminalpol: nel solo arco di un anno, gli omicidi commessi da minorenni sono più che raddoppiati, passando dal 4% del totale nel 2023 all’11,8% nel 2024. Si tratta di un salto drammatico: da 14 casi a circa 35, in un contesto in cui il numero complessivo degli omicidi nel Paese è persino in calo. Non solo, anche le vittime minorenni sono aumentate, passando dal 4% al 7%. Questi numeri evidenziano una crisi strutturale e profonda che riguarda l’equilibrio emotivo, relazionale e psicologico delle nuove generazioni.
Una generazione sotto pressione
Gli adolescenti italiani vivono oggi in un contesto fatto di stressa e mancanza di relazioni sociali solide. La pandemia, l’instabilità economica, l’isolamento sociale, l’eccessiva esposizione ai social media, il cambiamento climatico, le crisi familiari e l’incertezza sul futuro hanno creato una tempesta perfetta per la salute mentale. A tutto questo si aggiungono problemi cronici che il sistema fatica a gestire: mancanza di ascolto, diagnosi tardive, strutture inadeguate e scarsità di risorse.
Molti giovani vivono in uno stato costante di disorientamento. Non trovano spazi sicuri per esprimersi, non si sentono visti né compresi. Questo si traduce spesso in comportamenti di “ritiro sociale”, depressione, autolesionismo. Nei casi più estremi, in esplosioni di violenza.
Le radici del disagio
Secondo gli psichiatri forensi della Società Italiana di Psichiatria e Psicopatologia Forense (Sippf), il problema è strutturato. Può esserci un abuso di sostanze stupefacenti: sempre più adolescenti fanno uso di droghe e alcol come via di fuga da un malessere che non riescono a nominare. Questo compromette il loro sviluppo neuropsicologico e aumenta la probabilità di comportamenti impulsivi e pericolosi.
Molti disturbi mentali – come la depressione, il disturbo borderline, l’ansia generalizzata e la schizofrenia — iniziano a manifestarsi proprio in età adolescenziale. Ma spesso non vengono riconosciuti in tempo. Senza diagnosi né supporto, questi disturbi possono evolversi in modo drammatico.
In molti casi, i giovani vivono in contesti segnati da violenza domestica, abbandono emotivo o traumi infantili. A questo si aggiunge il disagio legato all’immigrazione, che comporta isolamento, discriminazione e senso di esclusione. Queste esperienze compromettono lo sviluppo emotivo e possono alterare il comportamento sociale.
Il vuoto istituzionale
Insomma, una situazione molto difficile, che non trova risposta adeguata da parte delle istituzioni. La Sippf denuncia l’assenza di progettualità e la mancanza di fondi. Le strutture per la salute mentale dei minori sono poche, spesso sovraccariche e scarsamente coordinate.
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Solo una minoranza dei giovani con disagio psicologico riceve un trattamento tempestivo.
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Le scuole non sono attrezzate né formate per riconoscere e affrontare i segnali di allarme.
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I servizi sociali lavorano in emergenza, senza una strategia preventiva.
La frammentazione dei servizi è uno degli ostacoli principali. Non esiste una rete stabile che colleghi scuole, famiglie, pediatri, psicologi, psichiatri, educatori e servizi territoriali. Il risultato è che molti ragazzi vengono intercettati solo quando è troppo tardi.
Una violenza che nasce dal dolore
Quando si parla di omicidi commessi da minorenni, si rischia di leggere solo la superficie del problema: l’atto violento. Ma dietro questi gesti c’è quasi sempre una storia di sofferenza cronica, trascurata o ignorata. Ragazzi fragili, spesso vittime prima ancora che carnefici. Non si tratta di giustificare, ma di comprendere: la prevenzione è possibile solo se si riconosce il disagio prima che esploda.
Per affrontare in modo efficace l’emergenza legata alla salute mentale dei minori, non bastano più le parole: servono interventi concreti e coordinati. È fondamentale, innanzitutto, investire nella psichiatria infantile, potenziando il numero di specialisti, le strutture e le risorse economiche destinate a questo settore, troppo spesso trascurato.
Anche la scuola deve diventare un presidio attivo di prevenzione. Introdurre l’educazione emotiva e garantire un supporto psicologico stabile e qualificato all’interno degli istituti scolastici rappresenta un passo decisivo per intercettare precocemente i segnali di disagio e accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita.
Un altro tassello indispensabile riguarda il sostegno alle famiglie. Molti genitori si trovano disarmati di fronte alla sofferenza psicologica dei propri figli e hanno bisogno di essere accompagnati con percorsi di formazione, ascolto e counseling.
Non meno importante è il ruolo della comunicazione pubblica: servono campagne di sensibilizzazione che rompano il silenzio e il tabù ancora troppo spesso legato alla salute mentale. Solo così si potrà ridurre lo stigma sociale e rendere più facile per i ragazzi chiedere aiuto.
Infine, è necessario costruire una regia unica e integrata a livello nazionale, capace di coordinare sanità, istruzione e servizi sociali. Un piano con obiettivi chiari, misurabili e finanziati, che metta davvero al centro il benessere psicologico delle nuove generazioni.
L’esigenza di agire
Il disagio psicologico tra adolescenti è un’emergenza che non può più essere ignorata. I dati sugli omicidi minorili sono solo la punta dell’iceberg. Sotto la superficie, ci sono centinaia di migliaia di giovani che soffrono in silenzio, spesso lasciati soli. Non basta indignarsi. Serve agire. E serve farlo adesso.
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