Nuove terapie per affrontare il mieloma
«Non lasciarsi andare e affrontarlo con ottimismo». È il primo invito che Maria Teresa Petrucci, dirigente medico di Ematologia al Policlinico Umberto I di Roma, rivolge ai pazienti che ricevono una diagnosi di mieloma multiplo. «È una malattia seria – dice – ma oggi abbiamo molte armi per affrontarla». È proprio alla professoressa Petrucci che abbiamo chiesto di aiutarci a capire meglio che cos’è il mieloma e che cosa si può fare concretamente quando si riceve una diagnosi. Andiamo con ordine. La professoressa ci spiega che «è una neoplasia del sangue, una delle neoplasie ematologiche più frequenti. È una malattia che coinvolge le plasmacellule, cellule che producono i nostri anticorpi e che normalmente sono presenti nel midollo osseo in una percentuale non superiore al 3%. Nei pazienti affetti da mieloma multiplo, queste cellule possono aumentare anche enormemente e produrre immunoglobuline alterate che possono essere rilevate nel sangue e/o nelle urine mediante un test relativamente semplice, l’elettroforesi, esame che permette di sospettare questa patologia».
Il ruolo delle plasmacellule
Le plasmacellule, aggiunge, «producono anche delle citochine, cioè sostanze che attivano gli osteoclasti, cellule che distruggono l’osso. Ecco perché una delle caratteristiche principali dei pazienti con mieloma multiplo è l’interessamento osseo, con un’osteoporosi molto accentuata che porta alla formazione di lesioni dette osteolisi che spesso causano fratture anche in assenza di traumi». Quanto all’esordio, la professoressa Petrucci spiega che «l’età media alla diagnosi è di 70 anni, ma sempre più spesso si osservano casi in pazienti appena cinquantenni». Sul fronte diagnostico, oggi le possibilità sono decisamente maggiori rispetto al passato, grazie a TAC, risonanze magnetiche e PET sempre più affidabili e a esami di laboratorio estremamente precisi, che permettono di identificare la malattia più precocemente e di seguirne l’andamento. Ma i passi in avanti più importanti riguardano le terapie: «Fino a 25 anni fa erano disponibili ben pochi farmaci e l’autotrapianto di cellule staminali non era praticabile nei pazienti che superavano i 45 anni di età, quindi veniva effettuato in una minoranza di casi.
Nuove possibilità
Oggi l’autotrapianto è possibile fino a 70 anni di età e, oltre a questa possibilità, abbiamo a disposizione molti nuovi farmaci: anticorpi monoclonali, anticorpi coniugati, anticorpi bispecifici e terapie con cellule CAR-T, che consentono di ottenere risposte migliori e di mantenerle per periodi più lunghi. Insomma, oggi possiamo spesso cronicizzare la malattia e garantire ai pazienti una prospettiva di vita paragonabile a quella della popolazione libera da malattia». Si tratta di un passo in avanti enorme se si considera che, fino a 20 anni fa, solo in pochi casi si superavano i due anni dalla diagnosi. Ciò su cui occorre ancora lavorare è la qualità di vita. «I pazienti affetti da mieloma multiplo – sottolinea la professoressa – hanno l’esigenza non solo di poter contare su terapie efficaci, ma anche di essere sostenuti con servizi complementari: supporto psicologico, sostegno per un’alimentazione corretta e percorsi di fisioterapia. Pensare alla qualità di vita è indispensabile: oggi già lo si fa ma c’è ancora molto da fare».
Il ruolo della rete
Va detto che i progressi che si vedono oggi nella lotta al mieloma multiplo sono il frutto di una collaborazione continua tra ricerca scientifica, medici e associazioni di pazienti. Solo insieme si può fare la differenza. «Questa è una malattia multidisciplinare e la collaborazione tra professionisti con competenze diverse è essenziale. Lavorare in team fa la differenza, affiancati dalle associazioni che supportano i pazienti soprattutto per le esigenze non direttamente mediche, che incidono sulla qualità di vita».
Pubblicato su IL MATTINO il giorno 14 dicembre 2025 a firma di Marcella Travazza con la collaborazione del network editoriale PreSa – Prevenzione Salute
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