Malattie cardiovascolari prima causa di morte per le donne: il 60% lo ignora
Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte tra le donne. Eppure, molte ignorano la salute del cuore. Lo afferma uno studio coordinato dall’IRCCS Policlinico San Donato di Milano, pubblicato sulla rivista European Journal of Preventive Cardiology. L’indagine ha coinvolto oltre 3.500 donne lombarde e ha rilevato un’ampia inconsapevolezza sui rischi cardiovascolari femminili.

Lo studio «A Call for Women»: numeri e risultati
Alla ricerca hanno partecipato 3.537 donne con età media di 48 anni. Il campione presentava abitudini alimentari poco salutari, scarsa propensione all’attività fisica, basso consumo di tabacco e alcol. È stato chiesto quale fosse la principale causa di morte tra le donne. Più del 60% non ha saputo rispondere correttamente: solo il 35% circa ha indicato le malattie cardiovascolari. Quattro donne su dieci hanno erroneamente ritenuto che fossero i tumori.
Gli autori dello studio, coordinato dalla dottoressa Serenella Castelvecchio, responsabile del Programma di prevenzione cardiovascolare e medicina di genere dell’IRCCS Policlinico San Donato, hanno suddiviso le partecipanti in tre gruppi principali:
- Il primo gruppo, con età media di 53 anni, era composto da donne perlopiù in menopausa, con buon livello di istruzione, discreto tasso di occupazione e maggiore attività fisica. Presentavano BMI normale e almeno una patologia, come ipertensione o ipercolesterolemia. La consapevolezza dei fattori di rischio raggiungeva il 38%.
- Il secondo gruppo, età media 62 anni, era formato da donne quasi tutte in menopausa, con basso livello di istruzione, spesso pensionate, con BMI più elevato e maggiore incidenza di malattie croniche. Queste donne si rivolgevano più frequentemente al medico di famiglia per informazioni sanitarie (36,1%).
- Il terzo gruppo, con età media di 38 anni, comprendeva donne con il più alto livello di istruzione e tasso di occupazione. Pur registrando le migliori condizioni di salute, mostravano comportamenti a rischio: il 19,3% fumava, il 29,8% non praticava attività fisica, il 38,6% la praticava solo occasionalmente. In questo gruppo la consapevolezza dei rischi cardiovascolari si fermava al 33,2%.
Secondo gli autori, è urgente avviare campagne di prevenzione mirate alle donne più giovani, che appaiono meno consapevoli nonostante il miglior stato di salute.
Malattie cardiovascolari: i dati ISTAT confermano l’allarme
Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte a livello globale, specialmente tra le donne. Nell’Unione Europea causano il 54% dei decessi femminili contro il 43% degli uomini. In Italia, secondo i dati ISTAT aggiornati a giugno 2024, rappresentano il 37,7% delle morti tra le donne e il 31,7% tra gli uomini.
La prevenzione al femminile deve essere personalizzata, basata sull’età, sul contesto socioeconomico e sulla storia clinica delle pazienti, spiegano gli specialisti. Lo studio rappresenta una fotografia della consapevolezza in Lombardia, ma offre spunti per tutta Italia. Education, empowerment e awareness sono le tre parole chiave per nuove campagne di prevenzione basate su dati reali e bisogni specifici.
Fattori di rischio cardiovascolare: cosa evitare
I principali fattori di rischio evitabili sono il fumo di sigaretta e la sedentarietà. Diversi studi dimostrano che il rischio di infarto è maggiore nelle donne fumatrici rispetto agli uomini, specialmente dopo la menopausa.
Una regolare attività fisica è fondamentale per prevenire o ridurre il rischio cardiovascolare. L’esercizio costante aiuta a controllare l’ipertensione, a mantenere il peso corporeo entro limiti salutari, a gestire meglio la glicemia e a migliorare il profilo lipidico, aumentando il colesterolo HDL (quello «buono») e riducendo l’LDL (quello «cattivo»).
Anche l’alimentazione gioca un ruolo cruciale. Gli esperti raccomandano una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura, legumi e cereali integrali. È necessario ridurre l’assunzione di alimenti ad alta densità energetica e basso valore nutrizionale, come cibi ultra-processati e ricchi di zuccheri aggiunti.
La strada per una prevenzione efficace
La fotografia scattata dallo studio «A Call for Women» indica con chiarezza che è indispensabile avviare programmi di prevenzione su misura. Le campagne devono essere mirate, puntare sulla corretta informazione e sulla formazione alla salute già in giovane età.
Serve una rete di interventi capaci di agire su vari livelli: clinico, educativo e sociale. Solo così sarà possibile invertire la tendenza e ridurre l’impatto delle malattie cardiovascolari sulla salute femminile, concludono gli studiosi.






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