Prevenzione, la chiave per un SSN sostenibile
Il valore economico della prevenzione
«Numerosi studi, compresi quelli delle istituzioni europee e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dimostrano che ogni euro investito in prevenzione può generare benefici economici e sociali fino a 14 euro», sottolinea Girelli. Il vantaggio è tangibile: riduzione dei costi sanitari diretti, minori ospedalizzazioni e meno perdite di produttività.
I risparmi stimati per il SSN
Anche l’Osservatorio sull’Economia della Salute Pubblica dell’Università Cattolica (ALTEMS) conferma il potenziale risparmio: interventi mirati su fumo, alcol, sedentarietà e cattiva alimentazione potrebbero far risparmiare al solo SSN più di 1 miliardo di euro l’anno. La sola riduzione del tabagismo, attraverso il passaggio a prodotti alternativi, potrebbe generare oltre 700 milioni di euro di risparmi annui; la promozione dell’attività fisica circa 223 milioni.
Italia ancora indietro sulla spesa per prevenzione
Un Paese anziano che deve investire di più
In un Paese in cui un quarto della popolazione ha più di 65 anni e metà di queste persone convive con almeno due malattie croniche, investire in prevenzione è un’azione ad alto rendimento sociale ed economico. Tuttavia, le adesioni agli screening oncologici restano basse e le coperture vaccinali non raggiungono le soglie raccomandate.
Screening e vaccinazioni da potenziare
La proposta avanzata da Girelli prevede risorse dedicate e vincolate per i programmi di prevenzione, affinché screening e vaccinazioni diventino realmente universali e raggiungano tutta la popolazione. Secondo la Federazione degli Oncologi, Cardiologi e Ematologi (Foce), nel 2023 solo un over 50 su tre ha effettuato il test del sangue occulto nelle feci. Le coperture per mammografia e Pap test si fermano rispettivamente al 53% e al 46%, nonostante questi screening siano garantiti dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Solo nel 2023, i tumori della mammella, del colon-retto e della cervice uterina hanno colpito più di 104 mila persone: quasi 54 mila casi di tumore alla mammella e oltre 48 mila al colon-retto. In alcune regioni del Sud le adesioni sono ancora più basse, molto lontane dall’obiettivo del 90% fissato dall’Unione Europea per il 2025.
Le criticità sul fronte delle vaccinazioni
La situazione non migliora per le vaccinazioni: nel 2022 la copertura per l’esavalente pediatrico si è fermata al 91%, sotto la soglia raccomandata del 95%, mentre il vaccino anti-HPV è ben lontano dagli obiettivi fissati dall’OMS. Per l’influenza stagionale siamo poco sopra il 50%, meno del 30% degli adulti si immunizza contro lo pneumococco e appena il 5% contro l’Herpes Zoster. La Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali stima che, raggiungendo le soglie minime per queste tre vaccinazioni, si potrebbero evitare costi fino a 10 miliardi di euro.
Serve anche un cambiamento culturale
Per migliorare davvero le performance della prevenzione in Italia non basta aumentare i fondi: serve un impegno culturale, con campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini. La mozione chiede anche di rivedere i criteri di governance economica dell’UE, affinché la spesa pubblica per la prevenzione venga esclusa dai vincoli del Patto di stabilità e crescita. Così verrebbe finalmente riconosciuta come un investimento strategico per la sostenibilità sociale, sanitaria ed economica degli Stati membri.
I dieci punti
La mozione impegna pertanto il Governo:
- Ad aumentare, anche alla luce delle evidenze scientifiche ed economiche che dimostrano la prevenzione sia un investimento e non un costo, le risorse stanziate in sanità per la prevenzione,
- A potenziare i servizi territoriali, in particolare i Dipartimenti di Prevenzione, i Consultori, i Centri di Salute Mentale e i servizi di medicina scolastica;
- A sostenere campagne nazionali di sensibilizzazione rivolte alla popolazione su temi come vaccinazioni, screening oncologici, corretta alimentazione, attività fisica, salute mentale e lotta alle dipendenze quali punti focali di una corretta prevenzione;
- A valutare l’opportunità di intervenire presso le istituzioni europee ed in particolare presso la Commissione Europea al fine di proporre e sostenere l’esclusione delle spese relative alla prevenzione sanitaria dal Patto di Stabilità e Crescita;
- Al rafforzamento del sistema di prevenzione a garanzia del benessere del cittadino, con particolare riguardo alla popolazione a rischio;
- A proseguire le iniziative di informazione e comunicazione dirette agli operatori sanitari e alla popolazione, per costruire una cultura sul buon uso degli antibiotici e sull’importanza di alcune misure comportamentali per la prevenzione delle infezioni, soprattutto in ambito assistenziale.
- A predisporre programmi di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali anche in considerazione delle indicazioni del Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2020-2025 e quelle della Strategia Europea salute e sicurezza sul Lavoro 2021-2027, base di riferimento per l’identificazione e l’attuazione della Strategia nazionale per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro;
- A promuovere il benessere psicofisico degli adolescenti, anche attraverso la tutela della salute sessuale e riproduttiva,
- A rafforzare il ruolo dei Consultori Familiari e valorizzazione dell’accessibilità e della prossimità dei servizi di base garantiti dal SSN, anche attraverso l’implementazione dei flussi informativi e la partecipazione alle attività del Comitato di Coordinamento del Programma Nazionale Equità nella Salute;
- A promuovere la formazione degli operatori nell’ambito della prevenzione della violenza di genere e della violenza sui minori, in collaborazione con le altre Istituzioni e le Reti regionali.
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