Emilio Fede, addio al giornalista che ha fatto la storia
Emilio Fede, volto storico del TG1 e del TG4, è venuto a mancare. È morto all’età di 94 anni presso la Residenza San Felice di Segrate, dopo un lungo ricovero legato all’età avanzata e complicazioni naturali connesse alla senilità (Corriere della Sera+15Libero.it+15). È morto, è giusto dirlo, dopo una vita piena di successi, emozioni e riconoscimenti. Non è un caso che la notizia, confermata dalle figlie Sveva e Simona, ha suscitato immediato cordoglio nell’ambiente mediatico e politico.
Una vita lunga e piena
Va detto che già nel 2014 era stata diagnosticata a Fede una forma di tumore al pancreas, tra le più aggressive, a cui era stata associata inizialmente una prognosi di vita estremamente limitata. Tuttavia quelle valutazioni si sono rivelate errate, e il giornalista ha superato ampiamente le aspettative mediche. Circondato sempre da un grande riserbo, è difficile dire quanto quanto quella diagnosi fosse stata corretta.
Tanti messaggi di cordoglio
Il cordoglio è arrivato da molti: Matteo Salvini ha definito Fede “protagonista indiscusso della tv, della politica e del giornalismo. Antonio Tajani lo ricorda come “grande giornalista”, inviato in Africa, e uomo “buono”, esprimendo “condoglianze alla sua famiglia”. Anche Alessandra Locatelli e Daniela Santanchè hanno condiviso messaggi affettuosi, rispettivamente rivolti alla famiglia e alla memoria del punto di connessione umano con Fede. Il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha così riassunto: “Volto storico del giornalismo televisivo” che ha raggiunto milioni di italiani. Paolo Brosio, storiche le turbolente collaborazioni per il Tg4, lo ha descritto come un “padre professionale”: “Mi tirò una macchina da scrivere…” e ne evidenzia la figura di mentore formativo.
Longevità e qualità della vita
Il raggiungimento di un’età veneranda come i 94 anni, con lucidità fino alle ultime ore della vita, suggerisce che Emilio Fede – oltre ad essere un combattente di natura – ha mantenuto uno stile di vita sano. Ma quali sono i fattori chiave di una longeva e dignitosa senescenza?
La longevità non è frutto del caso, ma il risultato di una combinazione di fattori genetici, ambientali e comportamentali. Uno stile di vita equilibrato, basato su un’alimentazione varia e ricca di frutta, verdura, cereali integrali e proteine di qualità, contribuisce a mantenere il corpo in salute e a prevenire molte malattie croniche. L’attività fisica regolare – anche moderata, come camminare o fare ginnastica dolce – favorisce il buon funzionamento cardiovascolare, muscolare e articolare.
Altrettanto importanti sono la stimolazione cognitiva, attraverso lettura, giochi di logica o nuove attività, e il mantenimento di relazioni sociali significative, che aiutano a prevenire isolamento e depressione. Infine, un adeguato accesso a controlli medici periodici e una buona gestione dello stress rappresentano strumenti fondamentali per affrontare la terza età in modo dignitoso, preservando autonomia e qualità della vita.
L’importanza di una vita “larga”
Emilio Fede si è spento a 94 anni, consegnandoci una testimonianza significativa di come, anche di fronte a una diagnosi grave come un tumore al pancreas, sia possibile vivere lungo e con dignità, supportati da famiglia, cura e determinazione. La sua figura lascia un’eredità non solo giornalistica, ma anche umano-scientifica: la longevità, quando supportata da fattori psico-sociali e sanitari, può essere un traguardo raggiungibile e dignitoso.
Ci piace salutare Emilio Fede con una citazione dal celebre film “32 dicembre”.
Il tempo è un’emozione ed è una grandezza bidimensionale, nel senso che puoi viverlo in lunghezza o in larghezza. Se lo vivi in lunghezza, in modo monotono e sempre uguale, dopo 60 avrai 60 anni. Se invece lo vivi in larghezza, con alti e bassi, innamorandoti e magari facendo pure qualche sciocchezza, magari dopo 60 anni avrai solo 30 anni. Il problema è che gli uomini studiano come allungare la vita, quando invece dovrebbero studiare come allargarla.
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