Case di Comunità, gli specialisti ambulatoriali chiedono regole chiare
«Gli specialisti ambulatoriali possono giocare un ruolo decisivo nelle Case di Comunità per la riduzione delle liste d’attesa, ma occorrerà determinare con chiarezza i ruoli nell’ambito del prossimo Accordo Integrativo Regionale». È un’apertura importante quella offerta alla Regione Campania dal Sumai Assoprof nel corso dell’incontro tenuto ieri dalle principali rappresentanze della specialistica con il presidente Roberto Fico.
Un confronto definito “proficuo”, durante il quale la rappresentanza regionale del sindacato, composta dal presidente nazionale del Sumai e segretario regionale in Campania Luigi Sodano e dai segretari provinciali di Napoli e Salerno, Gaetano Amorico ed Emilio Scalzone, ha affrontato le criticità che da anni condizionano l’assistenza sanitaria campana.
Dalla Campania una questione nazionale
Al centro dell’incontro è stato posto il ruolo degli specialisti ambulatoriali nelle Case di Comunità. Si tratta di una questione che supera i confini regionali e riguarda l’intero Servizio sanitario nazionale, impegnato nella costruzione di una nuova rete di assistenza territoriale.
Il programma nazionale destina due miliardi di euro alla realizzazione delle Case di Comunità e prevede almeno 1.038 strutture rinnovate e tecnologicamente attrezzate. Questi presidi dovranno diventare punti facilmente riconoscibili nei quali trovare assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale, riducendo la distanza tra i cittadini e i servizi. , tuttavia, non consiste solamente nel completamento degli edifici. Occorre riempirli di professionisti, attività e percorsi assistenziali. Le indicazioni organizzative nazionali prevedono infatti assistenza primaria, continuità assistenziale, infermieristica, specialistica ambulatoriale, diagnostica di base, assistenza domiciliare, punto prelievi e collegamento con i servizi sociali e con i sistemi di prenotazione. a in carico realmente multidisciplinare
Per il Sumai, le Case di Comunità non possono essere considerate semplici contenitori nei quali erogare singole prestazioni. Devono diventare il luogo della presa in carico multidisciplinare, della prevenzione e della continuità assistenziale.
Un obiettivo che richiede la presenza stabile degli specialisti ambulatoriali e una piena integrazione con i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, gli infermieri e le altre professioni sanitarie.
«Abbiamo registrato attenzione e disponibilità verso le nostre proposte – afferma Luigi Sodano –. Le Case di Comunità sono uno snodo decisivo per il futuro della sanità campana, ma potranno funzionare realmente solo attraverso équipe multiprofessionali nelle quali lo specialista ambulatoriale sia parte strutturale dei percorsi di cura. Ora è necessario avviare il confronto sul nuovo Accordo Integrativo Regionale e definire funzioni, responsabilità e modelli organizzativi con tempi certi».
Liste d’attesa, cronicità e assistenza di prossimità
La presenza degli specialisti nelle strutture territoriali potrebbe contribuire a ridurre le liste d’attesa, intercettando una parte della domanda prima che confluisca negli ospedali. Potrebbe inoltre migliorare il monitoraggio delle persone con patologie croniche, dei pazienti fragili e degli anziani che necessitano di controlli periodici e percorsi coordinati.
Il tema interessa tutte le Regioni. Il monitoraggio nazionale mostra infatti un’attivazione progressiva delle strutture, con differenze legate ai modelli organizzativi già esistenti nei diversi territori. Le realtà che disponevano di reti territoriali consolidate risultano generalmente più avanti, mentre altrove resta necessario accelerare sull’organizzazione dei servizi e sul reclutamento del personale. priorità richiamate dal sindacato figurano l’attivazione delle Aggregazioni Funzionali Territoriali della specialistica, il potenziamento dei Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, lo sviluppo della telemedicina e del teleconsulto, il superamento delle differenze organizzative tra le aziende sanitarie e l’incremento dell’offerta specialistica.
Il Sumai ha inoltre chiesto una maggiore valorizzazione degli specialisti ambulatoriali che operano nelle strutture ospedaliere e universitarie.
Il rischio delle strutture senza personale
«L’incontro è stato proficuo, ma il sindacato continuerà a chiedere risposte concrete – sottolineano Amorico e Scalzone –. Senza personale, nuovi incarichi e una chiara organizzazione del lavoro, le Case di Comunità rischiano di restare strutture incomplete».
Un rischio che riguarda l’intero Paese. La scadenza nazionale per l’attivazione dei servizi finanziati dal PNRR era fissata al 30 giugno 2026, ma il completamento materiale delle strutture non può essere separato dalla definizione dei modelli professionali e assistenziali. sti ambulatoriali sono pronti a contribuire alla presa in carico dei pazienti cronici e fragili, alla riduzione degli accessi impropri in ospedale e al miglioramento delle liste di attesa. È un patrimonio professionale che la Regione deve utilizzare pienamente».
La richiesta avanzata in Campania assume quindi un valore nazionale: trasformare le Case di Comunità da progetto edilizio a rete assistenziale realmente funzionante, capace di offrire risposte coordinate e vicine ai luoghi nei quali le persone vivono.
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