Rientro a scuola, come ripartire bene: sonno, alimentazione e controlli per bambini e ragazzi
«Il ritorno a scuola è un’occasione per ricostruire le routine salutari che durante l’estate possono essersi allentate», spiega il professor Alberto Villani, responsabile di Pediatria Generale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Dormire abbastanza, fare una colazione completa, muoversi quotidianamente e mantenere una buona regolarità sono elementi che favoriscono il benessere e aiutano ad affrontare l’anno scolastico.
Il sonno è la prima routine da recuperare
Tra le abitudini da ristabilire, il sonno occupa un posto centrale. Durante le vacanze è normale andare a letto più tardi e svegliarsi con maggiore libertà. Con il ritorno a scuola, però, molti bambini e ragazzi rischiano di dormire meno del necessario, con possibili conseguenze su attenzione, apprendimento, rendimento e umore.
Il fabbisogno varia con l’età e nei bambini più piccoli può arrivare anche a 10-12 ore di riposo. Se la sveglia suona alle 7 del mattino, l’orario in cui si va a dormire deve quindi essere compatibile con questa necessità.
Per rendere più semplice il passaggio ai nuovi ritmi, il consiglio è di cominciare 5-7 giorni prima dell’inizio delle lezioni, anticipando progressivamente l’ora della cena e del sonno. Nelle ore serali è inoltre opportuno ridurre smartphone, tablet, videogiochi e altri dispositivi che rischiano di ritardare ulteriormente l’addormentamento.
Colazione, intestino, igiene e movimento
La ripresa delle lezioni permette di consolidare anche altre semplici abitudini quotidiane. La colazione non dovrebbe essere saltata: dopo il digiuno notturno, uscire di casa senza mangiare può significare arrivare a metà mattina dopo oltre dodici ore senza alimentarsi, con possibili effetti sui livelli di energia e sulla capacità di concentrazione.
Prima di uscire è importante anche concedere il tempo necessario alla regolare funzione intestinale e mantenere una corretta igiene personale e orale. Sono comportamenti apparentemente semplici, ma la loro regolarità contribuisce a costruire stili di vita destinati ad accompagnare il bambino durante la crescita.
Un ruolo altrettanto importante spetta all’attività fisica. Non è necessario limitarla allo sport organizzato: camminare, fare le scale, giocare e cogliere ogni occasione per muoversi durante la giornata rappresentano abitudini altrettanto utili.
Quando il ritorno a scuola può far emergere una difficoltà
Le prime settimane mettono alla prova vista, udito, attenzione, apprendimento e capacità di adattamento. Possono quindi diventare più evidenti problemi fino a quel momento difficili da riconoscere, come difetti visivi, disturbi dell’udito oppure difficoltà di concentrazione.
In questa fase è importante anche l’osservazione degli insegnanti, che vedono quotidianamente il bambino mentre legge, scrive, ascolta e interagisce con i compagni. Le informazioni della scuola, insieme alle osservazioni della famiglia, possono aiutare il pediatra a capire se un cambiamento fa parte del normale adattamento oppure richiede un approfondimento.
Generalmente servono alcuni giorni per ritrovare il ritmo. Se però le difficoltà persistono oltre la prima settimana o tendono ad accentuarsi, è opportuno parlarne con il pediatra. Più che concentrarsi su un singolo sintomo, bisogna osservare ciò che si discosta in maniera evidente dalle abitudini del bambino: perdita di appetito, stanchezza insolita, difficoltà nei movimenti, calo dell’attenzione o del rendimento, cambiamenti significativi dell’umore o del comportamento.
L’obiettivo, sottolinea Villani, non deve essere quello di cercare necessariamente una malattia, ma di riconoscere con equilibrio eventuali cambiamenti rispetto alla normalità individuale.
Visita oculistica, vaccinazioni e prevenzione
Per i bambini che iniziano la scuola primaria, settembre è anche un buon momento per verificare di aver effettuato i principali controlli preventivi.
Tra questi assume particolare rilievo la visita oculistica, perché l’ingresso a scuola comporta un impegno visivo crescente: leggere la lavagna, seguire i libri e svolgere le attività in classe richiede una buona capacità visiva. Una valutazione preventiva è particolarmente utile per chi comincia la prima elementare.
È inoltre opportuno controllare che il calendario vaccinale sia aggiornato e programmare, quando indicata, la vaccinazione antinfluenzale. Il ritorno nelle classi aumenta infatti i contatti ravvicinati e favorisce la circolazione delle infezioni respiratorie. Per i bambini più piccoli vanno seguite anche le indicazioni relative alla protezione dal virus respiratorio sinciziale, quando prevista.
Per bambini e adolescenti con patologie croniche, il rispetto delle indicazioni vaccinali assume un’importanza ancora maggiore, perché può contribuire a ridurre il rischio di infezioni e complicanze.
Famiglia, scuola e pediatra: una rete per il benessere
La collaborazione tra famiglia, insegnanti e pediatra consente di interpretare meglio ciò che accade durante le prime settimane di scuola. Nella maggior parte dei casi il ritorno sui banchi avviene senza particolari difficoltà e richiede semplicemente qualche giorno per ritrovare il ritmo.
Le indicazioni dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù sono semplici: ripristinare gli orari del sonno almeno 5-7 giorni prima della scuola, garantire un riposo adeguato all’età, limitare gli schermi la sera, fare ogni mattina una colazione completa, curare regolarità intestinale e igiene, muoversi ogni giorno e verificare le vaccinazioni.
Se invece cambiamenti nel sonno, nell’appetito, nel comportamento o nel rendimento scolastico persistono oltre il normale periodo di adattamento, il pediatra resta il primo punto di riferimento.
Il rientro a scuola, quindi, non è soltanto il ritorno a libri e quaderni: può trasformarsi in una vera occasione di educazione alla salute, utile per consolidare abitudini positive che accompagneranno bambini e ragazzi durante tutto l’anno.




